La storia continua. . .

I due Ricercatori

Nel mese di Maggio del 1998, la presenza nelle acque del Golfo di Manfredonia di un delfino solitario e socievole, fu segnalata ad alcuni Istituti di Ricerca Cetacei.
Il dottor Giovanni Bearzi, membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Tethys di Venezia, rispose all’appello e definì tale presenza un evento di eccezionale importanza e una straordinaria opportunità di studio.
Dello stesso parere si dichiarò il dottor Giuseppe Notarbartolo, biologo marino e Presidente dell’I.C.R.A.M. (Istituto Centrale per la Ricerca Applicata al Mare). Entrambi consigliarono di divulgare tale notizia sia a livello Nazionale che Internazionale, per coinvolgere e interessare maggiormente le Istituzioni e le Associazioni Ambientalistiche e promuovere così un movimento di opinione finalizzato alla tutela del cetaceo e disse anche che "la popolarità del delfino Filippo se ben gestita potrebbe richiamare nella città di Manfredonia più turisti e diventare un’opportunità per lo sviluppo economico - scientifico della zona".
 
Il delfino Filippo che si riposa Quest’ultimo aspetto assumerebbe un’importanza fondamentale e creerebbe consensi non solo tra quei pescatori che dichiarano di subire danni alle loro reti da posta, ma anche tra i sub dediti alla raccolta dei mitili. Questi ultimi sostengono che in alcuni giorni sono disturbati dalla presenza del delfino che gira vorticosamente intorno a loro incuriosito da quel tipo di attività.
Noi auspichiamo che per Filippo, non accada come già è avvenuto altrove come in Irlanda per "Fungie", un altro delfino solitario e socievole che è stato strumentalizzato dall’uomo a tal punto da diventare un fenomeno da baraccone, perdendo spontaneità e libertà di interagire.
 
Il 12 agosto 1998 il dottor Bearzi, su invito di alcune associazioni nautiche venne a Manfredonia per verificare di persona il contesto ambientale in cui viveva Filippo. Uscì in barca per incontrare direttamente il delfino; avvistatolo, entrò in acqua e dopo breve tempo risalì in barca, ritenendo che il comportamento e le interazioni di Filippo con le persone fossero piuttosto vivaci. A seguito di queste constatazioni il dottor Bearzi consigliò di evitare contatti diretti in acqua con il cetaceo.
 
Un bel primo piano del delfino Filippo Alcuni delfinari avanzarono richieste al Comandante della Capitaneria di Porto di Manfredonia per catturare il delfino "Filippo" e trasferirlo in un acquario. I due ricercatori (dott. G. Bearzi e G. Notarbartolo) interpellati manifestarono il loro dissenso nei confronti di tali richieste, ritenendo che non fosse affatto sicuro che la prigionia potesse rappresentare un'alternativa migliore di quella attuale. Infatti, la casistica attesta la morte di diversi delfini in cattività. "I delfini, sono animali protetti dalla legge e hanno il diritto di vivere liberi. Il fatto che Filippo interagisca volentieri con l’uomo rappresenta solo un'opportunità da studiare e valorizzare".
I due ricercatori, infine, consigliarono di organizzare un servizio di sorveglianza e di attivare una serie di misure idonee affinché Filippo potesse continuare indisturbato la sua convivenza con l’uomo.

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